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Zecharia Sitchin - Il 12mo Pianeta e Vaticano PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 20 Novembre 2010 17:54

Vista la recente scomparsa del prof. Zecharia Sitchin, abbiamo voluto rendergli omaggio anche con questo articolo seppur datato ma parecchio esemplificativo.

 

ZECHARIA SITCHIN E IL DODICESIMO PIANETA E VATICANO

 

TRATTO DALLA UN NUMERO DELLA RIVISTA HERA DEL 2003

Nel 1976 venne pubblicato un libro dal titolo The 12th Planeth (Il Dodicesi­mo Pianeta. In Italia Il Pianeta degliDei- Piemme). L’autore, il sumerologo e orientalista di origine russa Zecharia Sitchin, è uno dei pochi studiosi in grado di decifrare la scrittura cuneiforme sumera. Nel libro, Sit­chin, avanza una teoria rivoluzionaria: i testi sumeri non descrivono leggende e gesta di personaggi mitologici, ma raccontano con linguaggio epico, avvenimenti reali.

Una delle principali figure del pantheon su­mero, il dio Nibiru (in babilonese Marduk) non sarebbe altro, secondo Sitchin, che un pianeta appartenente al sistema solare i cui abitanti, gli Anunnaki, furono i creatori del­l’uomo. La tesi di Sitchin, per quanto corag­giosa, è supportata da validi indizi e i suoi studi alquanto difficili da confutare. Le ulti­me scoperte in campo astronomico sembra­no, inoltre, dare ulteriore credito alle argo­mentazioni dello studioso.

Battaglia cosmica

In The 12th Planet, l’autore interpreta un si­gillo accadico del III millennio a.C., catalo­gato con la sigla VA/243, conservato al Mu­seo di Stato di Berlino, in cui è riprodotto il sistema solare, costituito dal Sole e altri un­dici globi o pianeti. E risaputo che i pianeti sono nove, ma nel sigillo, oltre alla Luna, considerata un pianeta, appare un undicesimo corpo. Dovrebbe trattarsi di Nibiru/Marduk, un membro sconosciuto della famiglia dei pianeti solari, dotato di una rivoluzione intor­no alla nostra stella di 3600 anni, e catturato dal sistema solare in un periodo imprecisato. Descriverebbe dunque un’orbita irregolare, il cui punto più vicino al Sole si trova, secondo i testi sumeri, tra Marte e Giove. Il suo per­corso marcatamente ellittico, come una co­meta, e la sua orbita retrograda ne avrebbero impedito la scoperta fino ad oggi. La batta­glia che coinvolge il dio Nibiru/Marduk nel­l’epopea babilonese di Gilgamesh, non sa­rebbe altro che la versione mitizzata di uno sconvolgimento che interessò il sistema sola­re in un’epoca lontana, causato dall’ingresso di questo corpo celeste all’interno dell’anello di pianeti. Effettivamente la presenza di Ni­biru/Marduk e le sue caratteristiche, rilevabili dalle scritture cuneiformi potrebbero for­nire agli scienziati le risposte alle numerose anomalie che il sistema solare presenta, mai sufficientemente spiegate. Vediamole;

 

 

Durante uno dei suoi passaggi, nei pressi di Nettuno, a causa della gravità, una protube­ranza di Nibiru si sarebbe staccata per dive­nire la luna Tritone, che infatti ha un’orbita retrograda rispetto agli altri satelliti.

Il transito vicino Urano, spiegato in modo af­fascinante nei testi sumeri, avrebbe dato vita alle quattro lune del pianeta. Oggi infatti gli astronomi accettano il fatto che le sue lune si formarono durante una collisione. Penetrato ulteriormente all’interno del Sistema Solare, uno dei satelliti di Nibiru avrebbe impattato contro Tiamat, pianeta posto tra Marte e Gio­ve, con la conseguente parziale frantumazio­ne della sua superficie. Questo scontro co­smico generò la cintura degli asteroidi, la na­scita di alcuni corpi cometari e scaraventò il resto di Tiamat con il suo vicino Kingu (la Luna), verso un’orbita più vicina al Sole, ge­nerando il sistema Terra-Luna.

L’interpretazione di Sitchin su quest’ultimo punto è stata confermata nel novembre 1997 da un comunicato pubblicato da Televideo che recitava: “Alcune ricerche condotte su campioni di suolo lunare, realizzate presso 1 ‘Università del Michigan, hanno evidenziato la presenza di minerali di origine terrestre. Questo confermerebbe una delle teorie ac­cettate sulla formazione lunare.ia sua nasci­ta dalla collisione della Terra con un pianeta grande quanto Marte “.

Secondo gli studi di Sitchin, Nibiru sareb­be un mondo pallidamente illuminato ma ri­scaldato da una fonte di energia forse artifi­ciale, prodotta dai suoi abitanti, il cui livello tecnologico sarebbe molto avanzato. Chia­mati in lingua accadica Anunnaki (coloro che dal Cielo sono venuti sulla Terra), secondo Sitchin, sarebbero gli stessi Nefilim biblici (dall’ebraico Nafal, caduti), cioé coloro che sono scesi (o caduti) sulla Terra.

La loro discesa sarebbe stata motivata dal bi­sogno che questi avevano di minerali in gra­do di sostenere la produzione energetica del loro pianeta. Per facilitare l’operazione di estrazione, gli Anunnaki optarono per la creazione di un essere ibrido, derivato dalla fusione dei geni di un primitivo terrestre e di un Anunnaki, affinché fungesse da manova­lanza. Sitchin interpreta l’Atra Hasis per for­nire la chiave della creazione di Adamo. Ada­mo è il nome che gli Anunnaki diedero al pri­mo uomo (va ricordato che la Genesi biblica è una ricompilazione di scritti più antichi di radice sumera). Questo nome è ricavato dal

termine accadico Adamah che significa terra, pertanto il reale senso di Adamo è venuto dalla terra o il terrestre. Ma c’è di più in quanto il nome del terrestre Adamo è legato anche alla radice DAM, che sta per sangue e come scrive Sitchin “riflette il modo in cui fu creato “, cioé una unione genetica di sangue anunnaki con un ominide della Terra.

Il termine accadico impiegato nell’Atra Ha­sis per indicare l’Uomo è infatti LULU che vuoi dire mescolanza, indicando probabil­mente quest’operazione di ingegneria geneti­ca. Lo stesso termine sumero LU che indica l’uomo può essere tradotto come servitore e questo evidenzia il fine per cui fu creato. Gli Anunnaki diedero all’Uomo un’istruzione e la possibilità di organizzarsi socialmente, ma a modificare gli eventi in modo drammatico e inaspettato giunse la catastrofe ricordata in tutte le mitologie come il Diluvio Universale. Sitchin ipotizza che circa 13.000 anni fa, al termine dell’ultima glaciazione, vi fu uno slittamento della massa di ghiaccio delle ca­lotte polari, teoria già enunciata da Charles Hapgood e ratificata da Albert Einstein. Il ca­taclisma colpì anche la Mesopotamia e tutto ciò che gli Anunnaki avevano costruito ven­ne distrutto. Ut-Napishtim, il Noé della Bib­bia riuscì a sopravvivere al cataclisma ed a bordo dell’arca protesse il “seme” dell’uma­nità. Gli Anunnaki iniziarono a guardare agli esseri umani con occhi diversi, ed Enki, lo stesso Dio artefice della creazione, decise di istruire l’umanità, dandole la possibilità di creare una civiltà.

 

La storia che Zecharia Sitchin ha desunto dagli antichi scritti sumeri è molto più com­plessa di quanto descritto. La sua opera è rac­colta nelle Cronache della Terra, un insieme di saggi riproponenti la creazione in chiave scientifico-tecnologica. La descrizione che i Sumeri facevano del sistema solare, compre­si i suoi pianeti più esterni è perfetta e antici­pa di 6000 anni le scoperte della scienza, co­sì come la storia della Genesi sembra descri­vere realmente un intervento di alta ingegne­ria genetica moderna.

Se fino a due mesi fa nessuno era in grado di confermare se Nibiru/Marduk esistesse, es­sendo Plutone l’ultimo membro della fami­glia solare, i fatti hanno iniziato a dare ragio­ne a Sitchin nel Marzo del 1999.Il 10 Marzo tornavo dall’aeroporto di Fiumicino con il maggiore dell’esercito americano in riserva, Robert Dean, il quale mi confessò: “Due set­timane fa ho passato alcuni giorni con il mio amico Sitchin. Mi ha detto che Nibiru sarà visibile ad occhio nudo entro quattro anni. Gli occhi artifìciali delle sonde lo hanno fo­tografato, ma le immagini sono rimaste se­cretate. Qualcuno vuole evitare che la verità venga a galla”

Dopo alcuni giorni riuscii ad ottenere quelle immagini. Dalla fonte che me le procurò ven­ni a sapere trattarsi di due fotogrammi scatta­ti con un sistema all’infrarosso da un satelli­te chiamato Sìloe, facente parte di un omoni­no programma di esplorazione, né militare né civile. A chi appartiene? Da una ricerca ap­profondita che ho effettuato sui nomi presen­ti nei testi sacri, Sìloe appare una volta sola nella Bibbia, in Giovanni 9,7 ed il suo signi­ficato è Inviato. Questo collegamento biblico fornisce validità alla mia ipotesi circa il fatto che una sonda è stata inviata, come il suo stesso nome indica, verso le profondità del si­stema solare a studiare un remoto pianeta, Nibiru ovvero il dodicesimo pianeta dei Su­meri, di cui qualcuno era forse già a cono­scenza. Nelle foto, mai ufficialmente divul­gate, è chiaramente visibile un pianeta dal­l’atmosfera molto densa, proprio come de­scritto dai Sumeri. In una delle due è stata immortalata la scia di un oggetto luminoso zigzagante, quindi avente moto non unifor­me, il che fa supporre una possibile attività intelligente.

Ma c ‘é di più. Sette mesi dopo aver ricevu­to queste foto, il 28 settembre la BBC News, pubblicava una notizia che ratificava le intui­zioni di Sitchin. In The l2th Planet lo studio­so scriveva: “Nel febbraio 1971 gli USA lan­ciarono nello spazio una navetta spaziale au­tomatica che doveva compiere la missione più lunga mai effettuata sino ad allora. (..)

Gli scienziati del Pioneer 10, prevedendo che un giorno la navetta potesse venir attratta dalla forza gravitazionale di un altro sistema solare e scontrarsi con qualche altro pianeta, legarono alla navetta una placca di allumi­nio con un messaggio inciso. Il messaggio è scritto in una lingua pitto grafica, fatta di se­gni e simboli non molto diversi da quelli usa­ti nella prima forma di scrittura pitto grafica di Sumer “.

Ancora nel 1990 in Genesis Revisited (in Ita­ha La Genesi) Sitchin scriveva che il dott. John Anderson del JPL, in una dichiarazione rilasciata dal centro ricerche Ames in Ca­lifornia il 17 giugno 1982 dal titolo “I Pio­neer potrebbero trovare il 100 pianeta “, ave­va asserito che “persistenti irregolarità nelle orbite di Urano e Nettuno suggeriscono che ci deve essere un oggetto misterioso in quel­la zona, molto al di là dei pianeti più esterni. Poiché i Pioneer viaggiavano in direzioni op­poste sarebbero stati in grado di determinare a quale distanza si trova il corpo celeste: se uno di essi avesse rilevato una maggiore at­trazione gravitazionale, avrebbe signifìcato che il corpo è più vicino e probabilmente si tratta di un pianeta “. Con queste premesse, il nome di Inviato per il programma Sìloe assu­me grande significato, se lo colleghiamo al comunicato della BBC del 27 settembre 1999, dal titolo La Pioneer 10 scopre un nuo­vo corpo oltre Plutone, che recita come se­gue. Gli scienziati hanno scoperto un nuovo oggetto che orbita attorno al Sole dopo che una sonda spaziale è stata misteriosamente deviata dal suo tragitto.

I ricercatori non hanno ancora identificato 1‘oggetto, ma confidano nelle sua esistenza per il fatto che sembra aver deviato la picco­la sonda Pioneer 10 (..). Se le osservazioni venissero confermate da altri astronomi, sarà solo la seconda volta nella storia che un og­getto del Sistema Solare è stato individuato per via del suo effetto gravitazionale. Il pri­mo fu il pianeta Nettuno scoperto nel 1846 (..). Il nuovo corpo è stato localiz­zato da un team del Queen Mary and We­sìfield College a Londra e dal Jet Pro­pulsion Laboratory di Pasadena, Ca­lifornia. Gli astrono­mi hanno osservato i dati del tracciato della Pioneer 10 ot­tenuti tramite il NA­SA Deep Space - Network, uno spiegamento di grandi telesco­pi progettati per comunicare con le sonde in orbita nello spazio profondo. L’8 Dicembre 1992, quando la Pioneer 10 si trovava a 5,2 miliardi di km di lontananza dalla Terra, vi­dero che era stata deviata dal suo corso per circa 25 giorni. Gli scienziati hanno indagato su tale effetto per anni e stanno tuttora stu­diando i dati attraverso differenti metodi di analisi, per confermare le loro scoperte. In poche settimane, credono di essere in gra­do di stabilire un limite massimo alla massa dell ‘oggetto e compiere previsioni sulla sua posizione. Prime indicazioni suggeriscono possa trattarsi di un oggetto lanciato dal no­stro Sistema Solare dopo l’incontro con un pianeta più grande. La sonda spaziale Pio­neer 10, lanciata nel Marzo del 1972, si è di­mostrata all ‘altezza del suo nome e al mo­mento si trova a 1,1 miliardo di km e ancora trasmette, anche se la NASA ha cessato di monitorarne i segnali nel 1997 dopo che ave­va trascorso venticinque anni nello spazio. Agli inizi di quest’anno, gli scienziati erano confusi da quella che era descritta come una misteriosa forza gravitazionale che agiva sul­la sonda. Alla fine, 1 ‘effetto è stato riscontrato sulla sonda stessa, che inaspettatamente si è spinta in una direzione particolare “. Pro­prio quanto previsto da Sitchin anni prima, con tanto di deviazione gravitazionale inclu­sa.

Nel mese di Ottobre, una inaspettata noti­zia divulgata da più notiziari, ha confermato le affermazioni dello studioso e le foto del programma Sìloe che ho ricevuto in Marzo. Ma riferiamoci ancora una volta a quanto scritto in The l2th Planet: “Poiché a Marduk (o Nibiru) venivano attribuiti gli epiteti di ‘grande corpo celeste ‘o ‘colui che illumina, fu avanzata la teoria che si trattasse di un dio del Sole babilone­se corrispondente al Dio egizio Ra.

Ma il testo indica che Marduk ‘contempla le terre come Shamash’ (il Sole appunto). Dunque se Marduk era simile al Sole, di quale corpo celeste era si trattava? (..) L’Epica della Crea­zione afferma a chia­re lettere che Marduk era un invasore che proveniva dall’esterno del sistema solare. (..) Era una sorta di sor­vegliante degli altri pianeti e la sua orbita gli consentiva di girare attorno a tutti gli altri come infatti viene descritto: ‘Egli tiene stret­te le loro fasce (orbite) e traccia un cappio attorno a loro.

Inoltre afferma: “Un elemento indiscutibil­mente a favore di questa tesi è che Nibiru/Marduk ha un orbita retrograda”

(Genesis Revisited - 1990). Dalle ultime sco­perte sembra che Sitchin abbia ragione, con­ferendo un’eccezionalità particolare alle co­noscenze astronomiche dei Sumeri e una va­lidità indiscutibile al suo lavoro interpretati-vo. Il comunicato stampa della BBC News del 7 Ottobre 1999 dal titolo Un pianeta oltre Plutone recita. “Un astronomo britannico potrebbe aver scoperto un nuovo pianeta che orbita attorno al Sole (..). Il nuovo corpo, però, sarebbe distante dal Sole 30.000 volte più della Terra. Sembra che il nuovo pianeta non possa considerarsi un membro reale del­la nostra famiglia solare. Forse un pianeta nato altrove, che ha vagabondato nella ga­lassia per poi essere catturato alla periferia del nostro sistema planetario oppure un ge­mello della nostra stella mai accesosi.

La controversa ipotesi è del Dr John Murray, della Open University della Gran Bretagna. Per diversi anni ha esaminato i peculiari mo­vimenti delle comete di lungo periodo. Le co­mete montagne di roccia e ghiaccio orbi­tanti si ritiene provengano dai freddi e bui confini estremi del Sistema Solare, molto ol­tre i pianeti, in una regione chiamata Nube di Oort. (..) Analizzando le orbite di 13 ditali comete, il Dr Murray ha individuato il segno rivelatore di un unico oggetto gigante che le ha deviate tutte quante nelle loro attuali or­bite. ‘Sebbene abbia analizzato solamente 13 comete in dettaglio ha affermato alla BBC News, ‘il risultato è quasi definitivo.

Ho calcolato che esiste soltanto una probabi­lità su 1.700 che questo sia dovuto a un ca­so. In uno studio di ricerca che sarà pubbli­cato la settimana prossima nel Monthly Noti­ces della Royal Astronomical Society, sugge­risce che il remoto pianeta invisibile è diver­se volte più grande di Giove. Così distante dal Sole 4.800 miliardi di km impieghe­rebbe quasi sei milioni di anni per orbitargli attorno. ‘Questo chiarirebbe il motivo per cui non è ancora stato individuato, spiega il Dr. Murray. ‘È appena percettibile e con un mo­vimento molto lento. (.) Ma il pianeta orbi­ta attorno al Sole nella direzione ‘‘contraria rispetto agli altri pianeti conosciuti. Questo ha portato alla sorprendente ipotesi che non si sia formato in questa regione spaziale e sia invece ‘fuggito” da un‘altra stella. (..) Il professor John Matese, della University of Louisiana a Lafayette, ha portato a termine uno studio analogo e raggiunto conclusioni simili. La sua ricerca sta per essere pubbli­cata su Icarus, la rivista sugli studi del Siste­ma Solare

Da quanto si evince, il comunicato sebbene non menzioni né i sumeri, né Sitchin, confer­ma nella sua totalità quanto lo studioso russo aveva desunto dagli antichi scritti sumeri.

Fatti, non parole

L’escalation di scoperte riguardanti Nibiru sembra dar ragione a Sitchin. La NASA ave­va annunciato di aver chiuso i contatti con la sonda Pioneer 10 nel 1997. Come mai il suo segnale è ancora tracciato dai laboratori? Il posizionamento della targa sulla sonda è stato intenzionale? Esiste un legame tra il program­ma Sìloe e la Pioneer 10? Tenendo conto che ufficialmente il Pioneer 10 è l’unica ad essere giunta a quelle profondità siderali, e la prima a risentire dell’influenza di questo corpo cele­ste, il fatto che Sìloe significhi Inviato con­trassegna bene la funzione di messaggero ter­restre per questa sonda, confermata dalla pre­senza della targa di alluminio con i dati del nostro pianeta e dal programma della NASA cui Sitchin ha fatto riferimento nei suoi libri. Un progetto segreto assegnatole mai ufficial­mente divulgato ma pianificato già preceden­temente al suo lancio, e attualmente in pieno corso. Questo potrebbe rispondere anche al motivo per il quale il suo segnale è ancora te­nuto sotto controllo dai radiotelescopi della NASA. Nella sua presentazione via Internet delle Cronache della Terra, Sitchin comunica­va: “Io fornisco i fatti così come li vedo, ognuno è libero di interpretarli come deside­ra “. Oggi i fatti sono con lui.

Ultimo aggiornamento Sabato 20 Novembre 2010 18:11
 

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