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QUANDO LA TERRA SI CAPOVOLSE PDF Stampa E-mail
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Domenica 14 Dicembre 2014 12:56

di Massimo Barbetta e Luigi Cozzi

Una straordinaria mappa astrale, costituita da un mosaico fatto di conchiglie e trovata in un sepolcro a Xishulpo, nella provincia dello Henan in Cina, sta provocando molta perplessità tra gli studiosi dell’antichità.
Attribuita al 3000 prima di Cristo, infatti, questa mappa ha ben 5000 anni di età e presenta un mucchio di problemi per gli esperti di oggi.
Il cielo che è raffigurato su di essa risulta infatti completamente capovolto.

La mappa dell'Imperatore Wang Cuo
La mappa astrale cinese, questo straordinario documento sulla cui autenticità non ci sono dubbi, è venuto in realtà alla luce verso la fine degli anni Settanta, durante alcuni lavori di scavo, ma all’inizio venne trascurato e non fu studiato a dovere. E’ stato pertanto “riscoperto” solo di recente, quando i ricercatori del museo provinciale di Hebei a Shijiashuang hanno finalmente iniziato a inventariare i reperti provenienti dalla tomba dell’imperatore Wang Cuo (344-313 a.C. circa). La loro attenzione si èconcentrata quasi subito su questa singolare mappa del cielo tutta fatta con delle conchiglie, e allora sono cominciate le scoperte e... i mysteri.
Secondo il ricercatore Feng Shi dell’Accademia cinese di Scienze Sociali, i mosaici della mappa, disposti attorno allo scheletro di un uomo, ritraggono infatti sicuramente le costellazioni della Tigre, del Drago e dell’Orsa Maggiore. Feng Sbi ritiene inoltre che la disposizione dello scheletro (con i piedi rivolti verso nord), dei mosaici e delle pareti della tomba stanno a indicare i solstizi e gli equinozi. Ma...
“Ma quello che ci sta lasciando molto perplessi,” ha dichiarato un altro dei ricercatori attualmente al lavoro sulla mappa cinese, David W. Pankeiner della Leight Universiry di Berhlehem, in Pensylvania, “è che la disposizione di tutti questi mosaici non rispecchia per niente la posizione e l’orientamento che quelle costellazioni hanno oggi nel cielo notturno. La coda del Drago dovrebbe infatti puntare verso il nord.. .e invece sulla mappa non è raffigurata affatto così!”
In sostanza, le teste degli animali raffigurati come costellazioni su quell’antichissima mappa del cielo dovrebbero essere tutte rivolte verso il meridione.. .e invece lì risultano guardare nella direzione del settentrione. Ma non ètutto. Pankeiner osserva anche che l’immagine del Carro Maggiore, con il “braccio” formato da due femori umani, punta in direzione della testa del Drago, a est, e anche in questo caso il senso èinvertito: oggi la testa del Drago non guarda a est.
“Viste le straordinarie capacità di osservazione che certamente possedevano tutti gli antichi astronomi cinesi, e in particolare quelli al servizio dell’imperatore, “ha commentato Pankeiner, molto perplesso, “non credo proprio che chi costruì quella mappa celeste per la tomba dell’imperatore Wang Cuo fosse così sprovveduto da non essere stato in grado di documentarsi meglio. E quindi questa certezza spalanca un grande problema, dato che fa insorgere in noi il sospetto che forse, in quelle epoche così remote, il cielo sopra la Terra magari era effettivamente diverso da come èoggi... e quindi le costellazioni raffigurate su quella mappa occupavano per davvero una posizione differente rispetto a quella che hanno adesso.”
Come a dire, quindi, che forse la Terra, intorno ai cinquemila anni fa, si èquasi capovolta all’improvviso, magari ruotando di colpo su se stessa di 45, se non addirittura di 90 gradi!
Un’ipotesi folle, impossibile?
Forse. Però c’è chi la ritiene possibile e afferma di averne perfino trovate le prove.

Quando il nord era a sud
La “piuma dì struzzo” per gli antichi Egizi era connessa al loro supremo dio Osiride tramite le corone “Aref” e “Pschenr”, ma era anche collegata con il popoìo degli Eriopi e, più in generale, con l’Africa Equatoriale. Nel periodo pre-dinastico, gli antichi Egizi valutavano inoltre pure il Nilo come la rappresentazione di Osiride e ne guardavano le sorgenti poste a sud come il simbolo dell’eterno ritorno cosmico della vita grazie alla loro acqua apportatrice di fertilità per il Regno delle Due Terre (l’Alto e il Basso Egitto).
Da questo sembrerebbe quindi che il sud sia il punto cardinale principale, cioè quello di maggior riferimento, in uso presso i primi egiziani (praticamente quello che è invece il nord per noi). In effetti, Carmela Betrò nel suo volume “I Geroglifici” ci dice a pagina 212: “Come è noto gli Egiziani si orientavano procedendo dal Sud. Essi cioè volgevano le spalle alla foce del Nilo e, di riflesso, al mare, e guardavano invece in direzione delle sorgenti del grande fiume, verso il cuore dell’Africa.”
Lo stesso Plurarco afferma nel suo “De Iside et Osiride”, 32: “In Egitto si sostiene che Osiride è il Nilo che si congiunge con la terra, simboleggiata da Iside, e Tifone è il mare in cui il Nilo si getta e si disperde... Per questo i Sacerdoti considerano il mare una cosa impura e chiamano il sale ‘spuma di Tifone’.” (Il Tifone dei Greci corrisponde al Seth degli Egiziani) In senso architettonico, questa predilezione degli antichi Egizi per il sud, osservato volgendo le spalle al nord, è ben evidente. Tutte le piramidi, gli edifici e i templi più antichi eretti dagli Egizi avevano infatti l’ingresso a nord, mentre tutto il decorso dei corridoi e delle stanze interne si sviluppava verso il sud.
Ma che cosa si può dedurre da questa insolita usanza? Perché veniva praticata?

La "piuma di struzzo" inclinata di 24 gradi
C’è però dell’altro da notare ancora, prima di passare alle ipotesi. Per esempio, osserviamo che il geroglifico che significava “Occidente”, denominato “Amentiu”, era formato da una “Piuma di Struzzo” che singolarmente risultava sempre inclinata di circa 24 gradi rispetro alla posizione della sua asta di supporto.. .una piegatura curiosamente molto simile all’angolo di inclinazione attuale dell’asse terrestre.
Ricordiamo allora anche che Carmela Betrò ci informa, sempre a pagina 212 del suo saggio “I Geroglifici”, che la “Piuma di Struzzo” era “spesso collegata alle rappresentazioni dell’Occidente e, in particolare, dei popoli Occidentali, ad esempio i Libici, che la portano infissa nelle chiome.” Inoltre Plurarco nel suo trattato “De Iside et Osiride”, 32, scrive: “Bisogma tener presente che per gli Egiziani l’oriente rappresenta il volto del settentrione il lato destro ed il meridione quello sinistro: questo spiega perché il Nilo, che scorre da sud a nord, si dice avere la nascita a sinistra e la morte a destra.”
Secondo Plurarco, quindi, gli Egiziani si ponevano con le spalle a est e guardavano verso ovest, quasi che considerassero la Terra come vista con “gli occhi del Sole” che, nel suo tragitto da est a ovest, incontra il sud a sinistra e il nord a destra. Ma allora ci rendiamo conto che, in queste due visioni del mondo, il punto di osservazione viene a spostarsi da nord a est, ruotando in pratica di ben 90 gradi in senso orario. Infatti, il punto osservato, rappresentato da luoghi o popoli connessi alla “Piuma di Struzzo”, si sposta da sud a ovest, ruotando, logicamente, di 90 gradi in senso orario.
Si tratta di un fatto che, ovviamente, è intimamente connesso con rappresentazioni relative al culto di divinità collegate con il rito della
mummificazione e con quello dei Vasi Canopi, nonché con i figli di Horus. Specifica meglio questi concetti la saggista Murry Hope nel suo libro “Il segreto di Sirio” a pagina 134-135: “Le montagne iniziali poste a sostegno delle regioni supreme furono alla fine sostituite da 4 pilastri, ognuno sotto la sorveglianza di un’ap propriata divinità. Col tempo, i pilastri si associarono ai quattro punti cardinali e, quindi, ai quattro figli di Horus che li rappresentavano. Durante le mie ricerche, mi sono imbattuta in molteplici versioni circa le posizioni occupate da questi dèi minori. La dislocazione più largamente accettata èdovuta a Budge, con Imsethy a Sud, Hapy al Nord, Duamutef all’Est e Qebserihuf ad Ovest, secondo una ripartizione che anche Jung vedeva con favore.. .Nei riti in cui era associato il corpo di Osiride, le dee Iside, Nephtys, Neith e Serket erano collegate con i figli di Horus: Iside con Irnsety, Nephtys con Hapy, Neith con Duamutef e Serket con Qebsenhuf.”
Circa poi il collegamento con i Vasi Canopi, ovvero quelle particolari urne destinate a contenere gli organi interni di ogni defunto che veniva mummificato (vasi che erano deposti nelle tombe accanto al sarcofago o alla mummia), possiamo citare questi dati: Iside era legata al Fegato, Nephtys ai polmoni, Neith allo Stomaco e Serker all’intestino. Da tutto questo deriva la presente associazione complessiva:

Iside/Imsetyf/Fegato/Sud

Nephtys/Hapyf/PolmonilNord

Neith/Duamutef/Stomaco/Est

Serket/Qebsenhufllntestino/Ovest


Sud od ovest ?Nord o est ?
Infatti, le equivalenze sopra riportate sembrano quelle più frequentemente riscontrate, ma questo non significa che siano veramente quelle originali, in quanto appare chiaro a qualsiasi ricercatore che le caratteristiche più recenti di una qualunque credenza sono ovviamente quelle che staristicamente vengono rinvenute con maggiore frequenza. Invece, quando ci si riferisce a culti che affondano profondamente nel passato, è ovvio che più si risale all’indietro nel tempo, meno tracce o prove si riescono a rinvenire, rendendo davvero difficile il lavoro dei ricercatori (soprattutto di quelli odierni), e questo fatto èpiù che mai vero quando si parla dell’antico Egitto, la cui storia ha svariati millenni di età.
Per questo, è possibile che le equivalenze prima riportate siano espressione di concezioni recenti, in quanto nel corso di migliaia di anni valenze e idee originarie possono essersi alterate o deformate, se non addirittura, in certi casi, si sono addirittura radicalmente trasformate.
A riprova di questa necessaria precisazione, possiamo ricordare come la saggista Lucie Lamy, nel suo saggio “Misteri Egizi” (Fabbri Editore), propone un equivalenza ben diversa da quella che prima noi abbiamo citato, un’equivalenza differente desunta da documenti che risalgono all’antichità più remota:


Iside/Imsetyl/Fegato/Ovest

Nephtys/Hapy/Polmoni/Est

Neith/Duamutef/Stomaco/Nord

Serket/Qebsenhuf/Intestino/Sud


Se osserviamo con attenzione queste differenti equivalenze desunte dalla Lamy, notiamo infatti che in pratica in esse si registra una rotazione di 90 gradi, almeno per quello che riguarda i punti cardinali nell’epoca più arcaica dell’Egitto. Inoltre, se ammettiamo che le equivalenze della Hope valgono per l’età più recente dell’Egitto faraonico, mentre quelle rilevate dalla Lamy si riferiscono ai periodi più antichi, possiamo constatare che la rotazione di 90 gradi che effettivamente risulta essere avvenuta nella collocazione dei punti cardinali tra questi due intervalli di tempo si è verificata in preciso senso orario. E questo particolare coincide alla perfezione con il fatto che l’orientamento dei passaggi interni delle piramidi e degli edifici templari più arcaici dell’Antico Egitto è il seguente: ingresso sempre a nord, decorso interno sempre situato verso sud.
Un’inaspettata conferma del fatto che con tutta probabilità in un’epoca assai remota si è effettivamente verificata una sorta di rotazione di 90 gradi in senso orario, la possiamo trovare anche in un paese abbastanza lontano dall’Egitto ma pur sempre importante per lo sviluppo di ogni forma di cultura nell’area della Mezzaluna Fertile, la Mesopotamia. E lo strumento dal quale ricaviamo questa conferma era certamente ben noto pure agli Egizi: si tratta infatti della scrittura.
Lo spieghiamo meglio: all inizio i Sumeri utilizzavano degli ideogrammi
per la loro scrittura. Poi, quando fu introdotta la lingua accadica che usava i caratteri cuneiformi, tutti gli ideogrammi furono trasformati in simboli cuneiformi a sviluppo orizzontale, per l’appunto mediante una rotazione di 90 gradi in senso anti -orario.
Ma proprio tutti i simboli grafici vennero cambiati in quel modo?

La rotazione in senso orario.
No, la risposta è no.
In alcuni casi la rotazione venne effettuata, sì, ed era sempre di 90 gradi, però.. .però, ecco, venne effettuata in senso orario. E la cosa strana è che tutti questi simboli differenti che furono girati di 90 gradi in senso orario.. .erano stranamente sempre connessi ad alcune precise divinità quali il dio solare Utu-Shamash o al simbolo sumerico di Nun-ki, il cui significato è “Terra del Nun”.
A queso punto occorre anche far rilevare come una notevole somiglianza esiste pure tra la rappresentazione del Santuario di Utu-Shamash a Larsa e lo “Djed” (o Zed) egizio sormontato dal disco solare presente in molti antichissimi papiri religiosi. Infatti, come apprendiamo da David Rohl che nel suo saggio “La Genesi aveva ragione scrive a pagina 392:
“E’ stato notato che il simbolo sumerico per ‘Nun’ ricorda il pilastro ‘Djed’ egizio, uno dei simboli più importanti del supremo Dio dei Morti Osiride. Il simbolo sumerico per ‘Ki’ potrebbe indicare una barca vista dall’alto.”
A questo punto ci tornano alla mente i “Testi di Edfu”, tratti dal Tempio di Horus. Questi scritti remotissimi, che sono stati tradotti e pubblicati da E. A. E. Reymond nel volume “The Mythical Origin of the Egyptian Tempie “, parlano delle Acque del Nun che fanno affiorare l’isola dell’Uovo, con sopra 60 Pilastri Djed, per poi sommergerla insieme con i suoi primi abitatori. In seguito, le Acque del Nun lasciano affiorare di nuovo l’Isola, ma questa volta su di essa c’è un solo pilastro Djed, poi sostituito da un palo Djeba: a questo punto inizia il regno degli Shebtiu, in numero di Otto (“Ogdoade”). Questi Shebtiu, dopo aver sventato un’ulteriore possibile allagamento dell’isola grazie a delle misteriose “iht” (“reliquie”), “salpano verso altre parti del mondo mitico per continuare il loro impegno creativo.”
E qui va notato, innanzitutto, che il termine “salpare” usato nei “Testi di Edfu” appena citati presuppone nel suo significato originario l’utilizzo di una barca: si creerebbe così una corrispondenza con il simbolo sume
rico prima ricordato di “ki”. E nel complesso è comunque innegabile che vi sia certamente un forte collegamento tra le Acque del Nun e i Pilastri Djed.
Un’altra considerazione che possiamo fare è che, dopo essere salpati (stando al resoconto contenuto nei già citati “Testi di Edfu”), gli Shebtiu potrebbero aver raggiunto la sumerica città di Eridu, che risulta essere il primo grande centro fondato in quel territorio: infatti nella lingua del posto quella località è definita come “Nun-ki”.
Ma non è tutto. Sia Utu-Shamash (il dio Sole o “Ra” degli Egizi) sia “Nun” (il pilastro Djed) sembrano inoltre avere un chiaro collegamento con il più remoto Egitto pre-dinastico. La traduzione di tali parole dal sumerico al linguaggio cuneiforme determinerebbe una rotazione di 90 gradi in senso orario, opposta alla consueta rotazione di 90 gradi in senso anti-orario che è invece tipica del linguaggio accadico. E questo è un fatto che a nostro parere va collegato con l’analoga rotazione di 90 gradi in senso orario fatta dagli Egizi sia per i quattro punti cardinali che per le divinità che sovrintendevano ai quattro pilastri sorreggenti la Terra e anche per i quattro figli di Horus.
Una deviazione di 900 in senso orario non è però soltanto prerogativa della scrittura cuneiforme. Il noto esoterista francese Renè Guenon ci informa infatti a pagina 76 del suo volume “L’Archeometra” (Atanor Edizioni) che: “La forma maiuscola della Sigma greca sigma non è che il raddrizzamento verticale della W fenicia, che è una delle forme grafiche della “sh” ebraica shebraica). Al contrario, la forma minuscola della Sigma greca sigmamin, è il rovesciamento della “s” ebraica sigmaminsx, rovesciamento che si constata ugualmente per altri caratteri.”
Incidentalmente notiamo che il “raddrizzamento” avviene ruotando le lettere in 900 in senso orario. Notiamo altresì che la lettera ebraica per “m”,mebraica , determina, con una rotazione di 90° in senso orario, la lettera .
Valutando le corrispondenze numeriche di queste lettere, tipiche dell’interpretazione della Cabala, verifichiamo come la lettera mebraica abbia il valore numerico di 40, e sia collegata al segno zodiacale dello Scorpione.
La lettera sigmaminsx ha il valore numerico di 60, ed è collegata alla seconda lettera costitutiva dei Tre Principi Divini del libro della “Genesi del Cosmo” degli ebrei (la “Sepher Etsirah”) nella sua prima stesura, andata persa con la cattività babilonese.
La lettera shebraica ha invece il valore numerico di 300, sia collegata al pianeta Saturno, da sempre considerato basilare dagli astro-mitografi dell’antichità come “Auctor Temporum = L’Artefice dello Scorrere dei Tempi”.
L’attuale libro della “Genesi Cosmica” e una ricostruzione, operata da Esdra, dell’originale perso durante la cattività babilonese e mostra significative variazioni per queste tre lettere.
La shebraica , che prima era connessa a Saturno, diviene ora la terza lettera dei Principi Divini. La mebraica , che prima era connessa al segno zodiacale dello Scorpione, diviene la seconda lettera dei Principi Divini. La sigmaminsx , che originariamente era collegata al Secondo
Principio Divino della prima “Sepher Etsirah”, diviene connessa nella attuale “Sepher Etsirah” al segno zodiacale del Sagirrario, che segue il segno dello Scorpione in senso cronologico e lo precede in senso precessionale.
C’è qualcosa di importante nascosto sorto questi simbolismi zodiacali e precessionali ?
Grazie a essi gli antichi ci stanno forse suggerendo il momento cronologico di una rotazione di 900 in senso orario, avvenuta quando un equinozio o un solstizio è passato dallo Scorpione al Sagittario?
Difficile dirlo...
Ma, continuando in questa nostra indagine, vediamo che, in un’altra parte del mondo, gli indù hanno delle collocazioni dei punti cardinali che sono collegate alle caste in cui era divisa la loro popolazione.
Sempre Renè Gueron ci dice infatti a pagina 96 del suo altro saggio “Simboli della Scienza Sacra” (Adelphi editore)
che: “Il Nord, essendo considerato il punto più elevato (uttara), e segnando anche il punto di partenza della tradizione, conviene nel modo più naturale ai Brahamani; gli Kshatrya si pongono al punto che segue nella corispondenza ciclica, cioè ad Est, lato del Sol Levante; dal confronto di queste due posizioni, si potrebbe inferire abbastanza legittimamente che, mentre il carattere del Sacerdozio è ‘Polare’, quello della Regalità è‘Solare’.”
Lo stesso Guenon, sia ne “L’Archeometra” che nei “Simboli della Scienza Sacra”, ci riferisce che, dopo l’inizio del Kali-Yuga, l’Età del Ferro in cui ci troviamo anche ora, ci fu una rivolta degli Kshatrya (Est) contro l’autorità dei Brahmani (Nord). L’animale sacro ai Brahmani, legati al colore bianco, era il Cinghiale, mentre quello sacro agli Ksharrya, connessi al colore rosso, era l’Orso. In sanscrito il Cinghiale è chiamato Varaha (il mitico “ciclo del Cinghiale Bianco”) e risiedeva nel centro spirituale della regione del poìo Nord, che è connessa alla Thule degli Iperborei. In sanscrito Tula significa Bilancia e Guenon suggerisce che, in passato, l’Orsa Maggiore e l'Orsa Minore venissero chiamate Bilance. In seguito avvenne che queste due Bilance dalla regione del Nord vennero trasferite nella regione zodiacale che era precedentemente occupata dalle Chele dello Scorpione, molto probabilmente dagli Atlantidei, “i sostenitori del Sole”, l’astro che inizia il suo percorso ad Est.
La radice fonetica Var- diventa nelle lingue nordiche Bor- con chiaro riferimento a Borea. Il Cinghiale, poi, rappresenta, sempre secondo Guenon, un altro antico nome dell’Orsa Maggiore. L’Orso (rosso) degli Kshatrya soppiantò il Cinghiale (bianco) dei Brahamani. Infatti, nelle lingue nordiche il suffisso Bor divenne poi, come è tuttora, connesso al termine “Orso”.
Non dimentichiamo poi che l’antagonismo tra il Rosso (Basso Egitto) e il Bianco (Alto Egitto) è uno dei leitmoriv della storia dell’Egitto pre-dinastico. Inoltre, Robert Graves, nel suo volume “La Dea Bianca”, ci dice che il falco reale o il nibbio, corrispondente ad Horus, erano sacri al Vento del Nord Borea, essendo graficamente connessi al geroglifico che lo rappresenta. Infine, i greci ci informano che i due figli traci di Borea indossavano piume di nibbio...
Gli Indù, successivamente a questi eventi, chiamarono l’Orsa Maggiore come “Sapra Riksha”, che significa “I Serre Orsi”. Tuttavia, dopo il declino dell’autorità degli Iperborei, che consideravano come inizio dell’anno il solstizio, ci fu il sopravvento del popoìo di Atlantide che attribuì il “Sapra Risha” alle Pleiadi, che erano parimenti sette. Poiché però le Pleiadi sono poste nella Costellazione del Toro, quelle stelle diventarono “I Sette Tori”, ovvero “Septem Triones”, emblema attuale del Nord e connesso con l’inizio dell’anno all’equinozio.
Il passaggio da una tradizione polare, legata agli Iperborei, a una Solare Zodiacale connessa agli Atlantidi, esprimerebbe dunque proprio un passaggio di epoca generazionale.
Tali miti sono presenti anche nella tradizione greca, dove la Caccia al Bianco Cinghiale Calidonio (la Caledonia corrispondeva all’attuale Scozia) fu compiuta da Atalanta, che si dice era stata allevata da un’Orsa, ed era formalmente legata a sua volta ad Atlantide.
Secondo un altro mito, le Iadi, figlie di Atlante, furono trasportate in cielo per il lutto dovuto alla morte del loro fratello Iante, perito nel corso di una caccia al Cinghiale.
Le Pleiadi, anch’esse collocate nella costellazione zodiacale del Toro, erano a loro volta figlie di Atlante e, come tali, definite Atlantidi.
Tutte coincidenze. . .o prove inconfutabili?
E non è ancora tutto. Per esempio, secondo Henri Corbin, stando almeno a quanto lui scrive nel volume “L’uomo di luce nel Sufismo Iraniano”, i Sapienti o i Teosofi della Persia medioevale vedevano nell’Oriente (L’Est) il luogo della Nascita della Luce Solare, mentre il luogo dell’ “Oriente”, inteso come sede dell’illuminazione spirituale, era posto in direzione del Nord od oltre, dove appunro è situato il Polo.
Anche la disposizione del Tempio Massonico prevede che all’Est stia il Mastro venerabile quale dispensatore di “Luce Spirituale”, che emula il decorso del Sole, ma in questa tradizione sono presenti pure forti legami con il Nord.
Da tutto questo, a nostro parere, deriva la possibilità che in una qualche remota epoca del passato si è concettualmente verificata la rotazione di 90 gradi dei punti cardinali e dei pilastri che sorreggevano - secondo la credenza degli antichi - la Terra.. .un fatto che è appunto simboleggiaro dalle singolari alterazioni subire da tutte quelle arcaiche lingue scritte.
La grande domanda che ci poniamo allora è la seguente: questa rotazione di ben 90 gradi del nostro pianeta è avvenuta solo simbolicamente o si è carastroficamente svolta sul serio nella realtà?
Due possono dunque essere le risposte, e si deve dire qui che è proprio difficile
capire quale sia la più probabile. Ma vediamole tutte e due con ordine.

Le due possibilità
La prima risposta a questo quesito parte dal presupposto che la rotazione di 90 gradi registrata nella trasformazione del linguaggio si sia verificata nel mondo reale solo in modo simbolico. E perciò questa ne sarebbe la spiegazione: il territorio dell’Egitto pre-dinastico era abitato da popolazioni indigene che veneravano i loro antenati provenienti dall’Africa Equatoriale, e quindi queste genti erano solite rivolgersi sempre a sud volgendo le spalle al nord, un po’ come fanno attualmente le popolazioni arabe che si girano sempre verso la Mecca. Successivamente, quelle antiche genti originarie dell’Africa centrale ma trapiantate in Egitro vennero forse in contatto con uomini in possesso di una cultura e di una tecnologia superiore, che modificarono profondamente la loro vita, i loro usi, i loro costumi e, in parte, anche le loro tradizioni. Questi uomini erano probabilmente adoratori del Sole e quindi ritenevano di doversi rivolgere nelle occasioni importanti sempre a ovest, ovvero verso la direzione nella quale il Sole tramontava, girando così le spalle all’est.
A questo proposito si può comunque avanzare anche una specie di sorto-ipotesi: magari, infatti, quegli antichissimi uomini sconosciuti di livello superiore, quegli arcaici abitatori (ma forse sarebbe meglio definirli “colonizzatori” o “invasori” dell’Egitto pre-dinastico) guardavano a ovest perché quella era la direzione in cui si trovava la loro patria d’origine. Ma da dove venivano allora quelle ignote “genti dell’ovest”? La risposta non può che essere una sola: come abbiamo visto venivano da Atlantide, che era la favolosa landa localizzata da tutti appunto ad ovest.
E, forse, ancora prima da Iperborea, la mitica terra del nord.

La seconda ipotesi
L’altra ipotesi che si può avanzare in questo caso è apparentemente assai audace, ma a noi pare piuttosto probabile in quanto coincide con molti singolari rilievi scientifici e con diversi ritrovamenti storici altrimenti inspiegabili: per esempio, la singolare mappa astrale cinese della quale abbiamo riferito in apertura, oppure il mistero costituito dal “doppio cielo” (uno normale, l’altro con molte costellazioni inspiegabilmente fuori posto...) raffigurato sul soffitto della tomba egizia detta n. 353 attribuita al molto mysrerioso architetto e sovrintendente generale della potente regina Hatschepsut noto come Senenmut (o Senmut), un uomo indubbiamente di grande genio vissuto intorno al 1470 a.C. il quale arrivò a far incidere su una stele che : “Io potevo accedere a tutti gli scritti degli antichi profeti divini e non vi era nulla che non sapessi su quanto accadde fin dall’inizio dei tempi”. E questa non è una grossolana sbruffoneria ma un’affermazione sincera, la cui assoluta veridicità è stata recentemente confermata anche dallo storico A. Badawy che nel saggio “Ancient Egyptian Architectural Designs” ha infatti precisato: “Quella frase di Senmut non è certo una vanteria, dato che, su un’altra sua stele, Senmut spiega un testo arcaico da tempo dimenticato da tutti e descrive il contenuto di alcuni antichissimi testi che erano su rotoli di cuoio, come gli annali conservati nel Tempio di Amun a Karnak durante il Nuovo Regno o i rotoli della biblioteca del Tempio di Edfu”.
Ma quale sarebbe questa seconda possibilità che spiega l’enigmatica rotazione di 90 gradi registrata nell’estrema antichità?
La spiegazione potrebbe essere questa:
in seguito a spaventosi cataclismi naturali, forse determinati da catastrofiche collisioni del nostro pianeta con comete od asteroidi, la Terra ha subito una deviazione di quasi 90 gradi dalla sua attuale posizione, per cui in realtà prima di quell’apocalisse il nord e il sud geografico erano collocati dove invece ora noi poniamo rispettivamente l’est e l’ovest.
Se questo è realmente quanto è avvenuto, ne deriverebbe che nelle remote epoche prima di quel cataclisma il continente dell’Antartide per esempio era libero dai ghiacci, come peraltro effettivamente lo rappresentano diverse carte topografiche del Rinascimento o del Medio Evo quali quelle redatte da Piri Re’is, Oronzo Fineo, Pomponio Mela e altri. E, di conseguenza, in quei tempi che precedettero il rovesciamento della Terra, le regioni dei poli dovevano cadere negli oceani in aree che oggi sono caratterizzate da un clima temperato.
Quando l’impatto con un corpo cosmi-co provocò la rotazione di 90 gradi della sfera renestre, quel fenomeno scateno sicuramente una serie di eventi cataclismatici di proporzioni inimmaginabili: si ebbero certamente spaventose accelerazioni di gravità, oltre a maremoti di dimensioni inaudite, con masse d’acqua alte forse diversi chilometri che si riversarono sulle terre abitate. Ma non è detto comunque che fu proprio quello il Diluvio Universale descritto nella “Bibbia” e in altri antichissimi testi pervenuti sino a noi: non dobbiamo scordarci infatti che Platone, nel suo “Timeo” 23 B, fa dire al sacerdote di Sais che parla con Solone la seguente frase: “Voi Greci in primo luogo vi ricordate di un solo diluvio terrestre, mentre ce ne sono stati già molti.” Quindi il Diluvio biblico è stato forse solo l’ultimo in ordine di tempo, e magari è stato pure uno dei meno gravi tra i diversi diluvi precedenti più disastrosi, e uno di essi potrebbe appunto essere quello che è coinciso con lo spostamento di 90 gradi del nostro pianeta. Una tesi che sembra condivisa anche da un’autrice che abbiamo già citato diverse volte, Murry Hope, la quale a pagina 135 del suo libro “Il segreto di Sirio” afferma infatti, per giustificare la differenza nella collocazione dei punti cardinali effettuata da lei e da Lucie Lamy: “Bisogna anche tenere a mente l’aggiustamento necessario quando l’Asse della Terra mutò angolatura all’epoca dell’inondazione: può darsi quindi che io sia inconsciamente tornata all’antica disposizione pre-egiziana.

Conclusione
Esiste un modo per stabilire quale delle due ipotesi sopra esposte coincide con l’effettiva verità storica? Onestamente, per il momento, è difficile arrivare a una risposta definitiva. Però èun dato di fatto che molte ricerche compiute di recente dagli scienziati stanno evidenziando sempre maggiori anomalie presenti nei reperti che risalgono al passato remoto del nostro pianeta (si pensi ai mammut congelati quasi all’istante rinvenuti a migliaia tra i ghiacci della Siberia, tanto per fare un esempio...), mentre al tempo stesso dalle tombe e dai monumenti molto antichi altri ricercatori stanno estraendo singolari prove (come la mappa astrale cinese, quella “duale” egiziana, etcetera) che inducono al sospetto che forse il cielo sopra le nostre teste non èsempre stato disposto come lo vediamo ora.. .per non parlare poi di tutti i carotaggi effettuati nell’Antartide e in Groenlandia che rivelano al di là di ogni dubbio come quelle terre fossero soggette a un clima decisamente temperato appena poche migliaia di anni fa!
Ma allora? La Terra si è dunque realmente piegata di 90 gradi? Ecco una risposta che oggi non può essere ancora data con certezza... anche se con qualche probabilità la risposta è: sì, quel cataclismatico inclinamento è davvero accaduto!

Fonte: Mystero

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Ultimo aggiornamento Domenica 21 Dicembre 2014 14:32
 

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